Supereroe

Desideravo essere un supereroe.
Desideravo come loro essere bello, alto e muscoloso quando invece da adolescente avevo un corpo mingherlino, la gobba, l’apparecchio ai denti e un viso stravolto da quell’età.
Mi guardavo allo specchio e non mi piacevo.
A dirla tutta, mi facevo schifo.
Avrei voluto avere la super forza per reagire, tirando un pugno a chi, forte della sua statura, mi bloccava le braccia per colorarmi la faccia con un pennarello indelebile, a chi mi sparava con una penna la pallina piena della sua saliva.
Avrei voluto volare per fuggire via lontano e rifugiarmi in qualche bella parte del mondo.
Avrei voluto essere un supereroe per essere amato e ammirato da tutti, invece di rinchiudermi da solo nell’angolo di un’aula dove, armato di carta e matita, disegnavo l’eroe che avrei voluto essere.
Avrei voluto davvero stare bene con me stesso.
Avrei voluto avere l’atteggiamento di un supereroe, in modo che anch’io potessi far stare bene altra gente come me; altra gente che si sentiva sola, altra gente che aveva bisogno di aiuto.
In fondo avevo bisogno di quello, di aiuto.
Mio padre non lo ricorda, ma quando ogni mattina entrava nella mia stanza, per svegliarmi, ripeteva sempre una parola: “Coraggio.”

Quando mi vedeva nascondere sotto le coperte, riluttante all’inferno che mi aspettava lì fuori, mi ripeteva:
“Coraggio Dario, coraggio.”

Si appoggiava, quindi, sullo stipite della porta, e aspettava che io mi alzassi.
Ed io, sospirando, mi alzavo.
Ciò che mio padre non sapeva, è che ripetendomi ogni giorno “Coraggio,” come un mantra, mi stava trasmettendo un modo sereno di pensare e di vivere.
Oggi, nonostante lui non venga più a svegliarmi, questa parola io continuo a ripetermela ogni mattina; mi da la forza per affrontare la giornata lavorativa, i mille corsi, la palestra, i progetti personali, tutto senza tirarmi indietro.
Quando torno la sera stanco, quando capita un imprevisto, quando c’è un qualcosa che ti fa venire voglia di mollare tutto, io penso: “Coraggio.”
Perché devo averne! Non mi posso più chiudere in una stanza. Io voglio ancora essere un supereroe.
E no, non per gli stessi motivi di una volta, voglio esserlo per poter essere d’esempio. Per dimostrare a quel ragazzino, che se ce l’ho fatta io, può farcela anche lui. E che dalle situazioni di merda ci passiamo tutti.
Voglio raggiungere i miei obiettivi e voglio essere forte per gli altri, perché voglio che sappiano, che quando hanno bisogno, io ci sono.
Voglio regalare loro un sorriso, voglio dare una speranza.
Ripagare chi ha creduto in me, dir loro che con il giusto atteggiamento, si possono affrontare anche le sfide più ardue e che, come sappiamo, quando si cerca una mano, la si trova alla fine del proprio braccio.
“Coraggio.”

Scritto in occasione dell’uscita del libro “Piovono Gelsomini” di Pino Migliorisi