Tra cielo e terra

C’è una dualità in me che porta due nomi
e due modi di vivere che cercano equilibrio fra loro,
due tinte che, invece di fondersi al ruotare del pennello,
continuano a restare isolate, seppur legate.

È lo sfregarsi di due dita alla soluzione di un calcolo, così come il bacino
che decide la direzione del passo prima ancora d’ averlo pensato.
È il delicato e umido schiocco sul pensiero,
è il duro spingere dentro, alla fine di un fiato.

Il freddo tocco del ferro al quale tenersi,
il rinvigorente tepore sulla pelle, cinto nel verde.
È il tempo dedicato alla scelta, scrutando dentro scatole di legno.
È lo spoglio corpo sulla montagna della libertà.

Il limite non concesso segnato da uno scudo
e la goccia d’emozione a bordo del viso.
Il solido mattone rosso del futuro
e il volo senza ritorno che tanto nella vita basta un niente.

Acqua e fuoco, bianco e nero, spirito e carne.
L’eccesso di uno non toglie spazio all’eccesso del suo opposto.
Comprendo il dubbio di chi non conosce l’amare tutto.
È pezzato questo essere, lo accetto così com’è.